POLITICHE EUROPEE SIMI In data 31 maggio 2001, il Comitato economico e sociale ha deciso, conformemente al disposto dell’articolo 23, par. 3 del Regolamento interno, di elaborare un parere d’iniziativa sul tema: “L’estensione delle reti transeuropee verso le isole europee” Qui di seguito ne verrà pubblicato uno stralcio. Presentazione LA SINTESI DEL DOCUMENTO Premessa Il Comitato spera di convincere il Consiglio e la Commissione ad adottare un nuovo approccio politico a favore delle isole. Sulla scia del Trattato di Nizza, una volta adottato, e delle conclusioni del Consiglio svoltosi in quella città, la nuova politica delle zone insulari dovrebbe essere intesa non solo a far uscire tali zone dall’isolamento e dal sottosviluppo, ma anche ad offrire alle loro popolazioni la garanzia di un trattamento equo in materia di sviluppo. Il Comitato considera che le reti transeuropee debbano assicurare la continuità con le zone insulari ed estendersi fino ad esse invece che limitarsi al litorale continentale. Osservazioni generali Nonostante i notevoli sforzi realizzati negli ultimi anni, molto spesso con il sostegno dell’UE, le isole presentano un ritardo persistente e molte di esse si trovano addirittura in uno stato di crisi totale. Questo è dovuto al fatto che lo stesso obiettivo 1, all’interno del quale esse si trovano sullo stesso piano delle regioni continentali o degli Stati membri, non concede loro alcun trattamento preferenziale in virtù della loro specificità (un obiettivo 1 + potrebbe forse rimediare a tale situazione). Su iniziativa di Eurostat, è stata adottata una definizione di isola europea, che sembra via via imporsi. In base a tale definizione un’isola: -
è una terra circondata permanentemente dalle acque; -
non è collegata al continente da alcun dispositivo fisso (ponte, tunnel); -
dista dal continente più di un chilometro; -
è abitata da almeno 50 persone che vi risiedono a titolo permanente; -
non accoglie la capitale di uno Stato membro. Le isole europee hanno una superficie totale di 110.000 km quadrati (pari al 3,4% del territorio dell’Unione) e contano circa 14 milioni di abitanti (pari al 3,43% della popolazione). Nonostante le differenze nell’estensione o nel numero di abitanti, le isole hanno numerosi problemi in comune, soprattutto a livello economico e sociale. Solo l’acutezza di tali problemi può a volte variare (vedere la tabella allegata). Tra questi problemi figurano i seguenti: -
le reti nel loro insieme, sia quelle di trasporto (soprattutto per quanto concerne il loro costo elevato), sia quelle dell’energia, delle telecomunicazioni o di rifornimento idrico; -
la politica da svolgere per scongiurare l’esodo della popolazione e in particolare dei giovani; -
lo sviluppo delle PMI e dell'artigianato, e la loro competitività; -
la sanità e l'accesso alle cure preventive, nonché le cure mediche urgenti; -
la cultura e l'istruzione; -
un ambiente fragile e costoso da gestire; -
l’egemonia esercitata da un settore economico determinato, spesso il turismo o la pesca; -
il carattere stagionale dell'occupazione nel settore del turismo o dell'agricoltura. Tutti questi problemi insieme determinano condizioni di vita difficili per gli isolani, al punto da minacciare l’equilibrio demografico e sociale nella maggior parte di tali comunità. Secondo il Comitato, un sistema di reti è necessario per garantire la competitività delle zone insulari comunitarie, il loro inserimento nel mercato unico e il loro sviluppo. Tutte le condizioni devono essere soddisfatte per far sì che le isole, e soprattutto le più periferiche, siano realmente integrate nel grande mercato e non confinate in una molteplicità di mercati locali a causa dell’insufficienza e dei costi aggiuntivi delle reti di trasporto e di comunicazione. Trasporti, energia, telecomunicazioni, rifornimento idrico, trasporto di rifiuti sono tutte infrastrutture d’importanza fondamentale per dare impulso alla crescita delle isole. Gli isolani combattono per migliorare le loro condizioni di vita sul luogo, condizioni che dipendono dallo sviluppo economico e dall'occupazione. Le azioni avviate dalla politica europea devono inserirsi in questa prospettiva, facendo astrazione sia dalle unità territoriali sia dal potenziale umano. Il Comitato ritiene opportuno adeguare il bilancio generale dell'UE ristrutturando i fondi strutturali e il Fondo di coesione al fine di disporre dei mezzi necessari per realizzare le azioni, le iniziative e i programmi europei dopo il 2006. RIFLESSIONI SULLA NOZIONE DI SERVIZIO PUBBLICO I servizi pubblici e le reti Per la fornitura dei servizi in rete, il Comitato giudica i servizi pubblici quasi certamente gli unici in grado di soddisfare le esigenze delle isole. Un buon numero di esse non offrono infatti le dimensioni necessarie perché vi si insedino le imprese private, le quali del resto non mostrano alcun interesse in materia. Gli enti locali sono, dal canto loro, disposti a portare avanti tutte le missioni inerenti lo sviluppo. L’attuale legislazione comunitaria riconosce espressamente la situazione specifica delle zone insulari e prevede per i collegamenti con le isole vari meccanismi (obblighi di servizio pubblico, appalti pubblici). I diversi sistemi di bandi di gara applicati nelle zone insulari negli ultimi anni oltre a risultare complessi sul piano procedurale non sempre favoriscono un'autentica concorrenza (spesso si presenta un solo operatore) e non determinano riduzioni di prezzo significative. L'esperienza prova che i bandi di gara non tengono sufficientemente conto dei criteri occupazionali e delle ripercussioni economiche nelle zone insulari. Nel caso delle zone insulari ultraperiferiche, dove l’organizzazione dei trasporti dipende dagli scambi intercontinentali e non dal cabotaggio europeo, gli aiuti devono poter essere applicati al commercio con qualsiasi punto del territorio comunitario, e non solo con i porti della madrepatria. Questo permetterebbe a tali regioni di accedere direttamente, e alle migliori condizioni, ai grandi centri di produzione e di consumo situati al centro dell’Unione, introducendo in tal modo una legittima compensazione alle difficoltà estreme causate dalla loro situazione ultraperiferica. Telecomunicazioni La realizzazione delle reti di telecomunicazione rappresenta senza dubbio un obiettivo prioritario per tutte le regioni periferiche, specie le isole, anche se forse i vantaggi della loro diffusione e del loro sviluppo sono stati sopravvalutati. Come si evince in particolare dalla seconda relazione sulla coesione, i settori legati alla ricerca e alla tecnologia nonché i servizi e le industrie ad alto valore aggiunto continuano a puntare sulle regioni più dinamiche, le quali non solo ospitano le attività a più alta intensità di telecomunicazioni ma dispongono anche della popolazione meglio formata al loro uso. Le telecomunicazioni, va altresì notato, non si scontrano con i problemi di accesso fisico che rendono complicati i trasporti di passeggeri e merci. Ad ogni modo, le future politiche dovranno integrare la promozione delle telecomunicazioni in tutti gli ambienti insulari. Le telecomunicazioni possono infatti potenziare alcuni settori dell'economia vitali per le isole, garantendo ad esempio un offerta più ampia di servizi d’insegnamento e di formazione, la creazione di contatti con le università e i centri di ricerca, il soddisfacimento delle esigenze nel campo della sanità, del turismo, della pubblicità, dell'attualità o dell'informazione, o ancora la diversificazione dell'economia locale grazie allo sviluppo del commercio elettronico, dell'attività imprenditoriale basata sulle risorse dell'elettronica, ecc. Tutti pensano alle telecomunicazioni e ne parlano. Ma la loro utilizzazione nelle zone insulari non è stata ancora pienamente realizzata, in quanto il grande mercato delle telecomunicazioni è lo stesso dell'economia tradizionale. Uno dei campi principali di utilizzazione delle nuove tecnologie per le isole deve essere la promozione dell’identità culturale attraverso una migliore conoscenza del patrimonio e della storia degli insediamenti insulari al fine di ritrovare le radici comuni e di ristabilire gli scambi tradizionali scomparsi successivamente alla rivoluzione industriale. Le nuove tecnologie di telecomunicazione devono permettere alle isole di creare delle reti per migliorare il loro decentramento e sviluppare codificazioni comuni. Quello attuale non è solo un problema tecnico ma concerne anche la messa a disposizione di competenze, vale a dire il possesso di conoscenze che assicurino uno sviluppo legato ad una serie di servizi. Tenendo conto delle piccole dimensioni delle isole, un'unica soluzione è possibile: sviluppare alleanze per assicurare un contenuto di qualità ai nuovi servizi (mass media, cultura, turismo, ecc…). Sintesi a cura di Laura Moceo
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